I NOSTRI SPETTACOLI

Nina Scapinello

Chi gà un nòno gà un tesoro

A proprio modo, una storia geniale. Il dialetto è un punto di forza, ma va riconosciuta unasignora architettura, un brillante e tambureggiante ritmo recitativo e un’eccellente capacità di scolpire i tratti dei protagonisti. Vi si ritrova, inoltre, una sottile vena noir. Infatti, che altro è la figura di Ovidia Diociscansi, se non l’emblema di una letteratura, per fortuna non scritta, nella quale vecchio (o anziano) che dir si voglia equivale a peso economico, gravame sociale dal quale liberarsi? E noir a tutto tondo non è forse quell’entrare di nonni da vivi esanimi nell’Ospedale e uscirne con i piedi davanti? Ma nella casa di Evelina, abbandonata dal marito con i figli Sansy e Andrea, Anselmo, il nonno, e i suoi sodali coetanei, Mosè e Bibi, annusano l’aria, s’interrogano su quegli ingressi inspiegabili e su quelle uscite definitive, e, alla fine, capiscono che si vuol fare di loro. Testo denso di risvolti sociali, rivelatore del ribaltamento di valori anche in spazi familiari dove i vecchi sono percepiti come un carico per il pubblico e per le stesse famiglie, ancor più in famiglie dove l’esigenza di lavorare o comunque di sostenerne l’economia, riduce, se non elimina, la possibilità di accompagnare genitori e nonni negli ultimi anni di vita

 

 

 

Un morto, un testamento, parenti farabuti e Gianni Schicchi che li sistema tuti!

La Filodrammatica Guido Negri di Castelfranco rende omaggio al maestro Dante Alighieri, passando per l’opera di Giacomo Puccini reinterpretata in chiave moderna e attuale dalla penna brillante del drammaturgo trevigiano Franco Demaestri. Ed ecco gli attori della storica compagnia svestire i loro panni abituali d’insegnante, studentessa, architetto, pensionato, operaio, giornalista e farmacista per vestire quelli dei personaggi di Un morto, un testamento, parenti farabuti e Gianni Schicchi che li sistema tuti. La commedia brillante, in dialetto veneto, fa rivivere uno dei protagonisti del canto XXX dell’Inferno di Dante: Gianni Schicchi, appunto.
Dopo Chi gà un nono gà un tesoro, testo ispirato alla perenne attualità della riforma delle pensioni, in questo nuovo spettacolo la Guido Negri indaga nel mondo dei parenti serpenti che si contendono la cospicua eredità lasciata dallo zio Buoso Donati. Ed ecco un susseguirsi di esilaranti trovate per tentare di salvare il salvabile, ma alla fine, forse, si salverà ben poco. La regia dello spettacolo, veloce e a tratti cabarettistica, è curata dalla trevigiana Barbara Riebolge.​

Spetar e no venir, l'e roba da morir!

Un anziano zio , una bicicletta "scusia", due nipoti, le relative compagne, una serie di personalità di un paese piccolo tra cui, immancabile, il prete. Personaggi bizzarri, curiosi, sicuramente comici. Cos'hanno in comune? La voglia di cercare, ciascuno, i propri "valori". Così l'improvvisa scomparsa dello zio diviene l'occasione per incontrarsi, confrontarsi, mettersi in discussione e alla fine ritrovarsi. Una narrazione comica di una rimpatriata assolutamente inedita che si chiude con una splendida lirica, un canto sincero alla vita e alla sua bellezza.
Ed ecco disparsi, battuta dopo battuta, una storia scritta da un perugino, nato a Roma, ma con ascendenze bellunesi, in un dialetto veneto attualissimo.